Dicembre 3, 2009 di inewyork
Un ufficio di Manhattan. Sole. Persone che lavorano ai loro computer. Rumore di dita che scorrono su tastiera.
Entra l’attrice principale. Vestita da perfetta newyorkese, con borsona nera sottobraccio. Capelli scompigliati. Occhiaie. Caffe’ di Starbucks in mano.
Battuta: “Dicembre e’ il mese piu’ stancante dell’anno. Voglio dire…ci sono talmente tanti Holiday Parties che il giorno dopo hai un tale post-sbronza da non riuscire nemmeno a trascinarti in ufficio. Comunque: a che party andiamo stasera?”
No, non e’ un film — e’ uno spaccato di vita del mio ufficio. E come dare tutti i torti alla mia collega? Inizia Dicembre e ci sono talmente tante feste (di ufficio, a casa di amici, con colleghi, con amici di colleghi, con amici di amici) che uno fa fatica a stare dietro a tutti. Il lato positivo e’ che il giorno dopo siamo piu’ o meno tutti nello stesso stato, e la voglia di chiaccherare davanti alla macchina del caffe’ supera la voglia di lavorare (e quando mai e’ il contrario???).
In ogni caso, Dicembre a New York e’ talmente alcolico che pure la famosa rivista Time Out New York ha una sorta di Calendario dell’Avvento che suggerisce un drink (rigorosamente scontato, con tanto di link al bar che lo offre) al giorno. Siamo trepidanti: dove ci portera’ il countdown a New Year’s Eve stasera?
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Dicembre 2, 2009 di inewyork
Come ormai saprete, oggi accendono l’albero di Natale davanti a Rockefeller Center (avete presente quello di “Mamma ho perso l’aereo, mi sono smarrito a New York”? — si, proprio quello
).
Dato che due anni fa abbiamo partecipato alla cerimonia, ci sentiamo di condividere i nostri pensieri ed esperienze con tutti coloro che vi assisteranno, vorrebbero assistere, o sono semplicemente curiousi.
1. Innanzitutto fa freddissimo. E’ vero che oggi a New York ci sono 9 gradi e c’e’ una pallida giornata di sole, ma stare in piedi dalle 5.30 alle 8.30, fermi ad aspettare che accendano l’albero non e’ proprio una cosa piacevole se non si e’ super attrezzati con guanti di lana, calze, cappello e sciarpa.
2. In secondo luogo, non aspettatevi di arrivare e non trovare nessuno: l’evento e’ di portata quasi nazionale (per lo meno abbastanza significativo per l’area del Tristate) quindi preparatevi a fare a gomitate con il vicino per vedere, se siete fortunati, la punta dell’albero.
3. Essendo l’area super affollata (vd. punto 2.), ed essendo la zona di Rockefeller piena di viuzze strettissime, probabilmente vi ritroverete a guardare l’accensione dell’albero su uno dei maxi schermi (grazie tante, allora me ne stavo a casa e lo guardavo alla TV!)
4. La cerimonia e’, come tutte le cerimonie, lunga. Ci sono spettacoli, balli, le Rockettes che danzano sulla pista di pattinaggio davanti all’albero, interviste…essendo trasmesso su radio e TV, aspettatevi tanto “show” — e dunque tanta attesa per vedere l’albero illuminato.
5. Vale inoltre la regola del “Chi va via perde il posto all’osteria” nel senso che se congelati dal freddo decidete di entrare in un bar vicino a prendervi una tazza di caffe’ bollente per scaldarvi, non pensate di tornare e trovare il vostro angolino. Oltretutto, dato che durante questi eventi gli americani transennano le zone, se uscite dalle transenne, c’e’ la possibilita’ che non vi facciano rientrare.
6. Detto questo, quando inizia il conto alla rovescia per l’accensione dell’albero vi dimenticherete dei punti 1-6 e rimarrete abbagliati dalla maestosita’ del famoso Christmas Tree, che, in un tripudio di colori, luci e musiche vi dara’ la risposta immediata alla domanda: “Ma che diamine mi e’ saltato in mente di venire a vedere l’accensione dell’albero???”
Per maggiori informazioni sullo spettacolo: http://gonyc.about.com/od/christmassights/p/rockcentertree.htm
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Dicembre 2, 2009 di inewyork
Tutti sanno che a Manhattan ci sono i topi – per strada, sui binari della metropolitana, a volte anche negli appartamenti. Di solito sono molto discreti e non si fanno vedere in giro se non solo di notte, ma se non volete aspettare che cali il buio per un incontro ravvicinato con Maestro Splinter, vi basta tenere gli occhi aperti per le frequenti proteste delle associazioni per la salvaguardia dei diritti dei lavoratori. Queste organizzazioni simil-sindacali comprano un pallone gonfiabile gigante a forma di topo e lo posizionano davanti alla ditta che non rispetta i diritti dei lavoratori, corredato da picchetto e corteo con cartelli e striscioni.
Ma perche’ il topo per la protesta per i diritti dei lavoratori? Perche’ molto spesso ci si riferisce ai lavoratori senza diritti come a dei “ratti” – che ad un certo punto si arrabbiano, diventano grossissimi e spaventosissimi – con gli occhi rossi e gli artigli – e attirano l’attenzione dei passanti per strada, sebbene i newyorchesi siano abituati a ben altre stranezze.
Dato che ho persino scritto un post, ha sicuramente attirato la mia attenzione il topo gonfiabile che oggi spadroneggiava sulla 7th Avenue, di cui riporto qui una foto.

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Dicembre 2, 2009 di inewyork
A New York capita sempre di conoscere qualcuno che conosce qualcuno che e’ stato invitato ad un evento di super extra lusso ma che non puo’ andare (probabilmente perche’ gia’ deve andare ad un altro evento extra lusso). E proprio grazie a questo giro di conoscenze non conoscenze, mi sono ritrovata a partecipare al lancio della collezione Armani Dolci, composta da evento con tanto di assaggi di cioccolatini, te’ e panettone. Il tutto nel mitico store appena aperto su 5th Avenue.
L’evento in se’ si e’ mantenuto molto privato, elegante e raffinato, e i cioccolatini erano da favola: disponibili sia in versioni esotiche (lime e rum) che in opzioni più di casa (cremini o cioccolato con burro di noccioline) si scioglievano in bocca appena si abbozzava un leggero morso sul sottile strato croccante esterno – WOW!
Ovviamente non vi sto dicendo di aquistarli – molto più conveniente prenderli in Italia – ma nel caso fosse stati invitati ad una festa durante il vostro soggiorno a New York e vi state chiedendo cosa portare, con le confezioni Armani farete un figurone. Senza contare che il negozio (con tanto di ristorante e scala “a nuvola”) e’ bellissimo, oltre che ad essere l’unico posto negli States dove potete trovare Armani Dolci.


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Novembre 30, 2009 di inewyork
Ci siamo appena iscritti ad un forum per viaggiatori che consigliamo: Forum Viaggiatori e proprio ieri abbiamo scritto un post sui loro canali che descrive il Natale a New York. Lo riportiamo qui sotto per trasmettere un po’ quella magia che e’ veramente difficile da trasmettere e descrivere, sperando di farvi avere almeno un piccolissimo assaggio di quello che stiamo vivendo nella Grande Mela:
Proprio in questo momento, la città si sta colorando di rosso e verde, in preparazione delle feste natalizie. Come ogni cosa, il Natale qui è accentuato, ingigantito, omnipresente. In questo primo resoconto ci piacerebbe descrivervi quell’unica cosa che non è indirettamente esperienziabile. Ci spieghiamo meglio: volete sapere com’è il Natale a New York? Cercate in Google e le foto e descrizioni si sprecano. O andate da Blockbuster e prendetevi un classico sul Natale. Ma l’unica cosa che non riuscirete a percepire è proprio quell’aspetto che rende l’atmosfera così magica: IL PROFUMO del Natale a New York.
Ovunque vi giriate, ci sono banchettini artigianali che vendono alberi di Natale e decorazioni, proprio come nei film — e l’odore dei pini misto a resina e agrifoglio, con canzoni natalizie in sottofondo, ci catapultano direttamente in Lapponia. Ma non finisce qui: immaginate questo odore di foresta innevata puntellato da scie dolci di menta rossa e cannella, mischiarsi con l’odore di pigne e legno appena tagliato: chiudete gli occhi, sognate di prendere un bel respiro di quest’aria frizzante ed ecco, questo è il Natale a New York.
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Novembre 29, 2009 di inewyork
Tutti coloro che ci conoscono e/o ci seguono assiduamente sanno che uno dei nostri negozi preferiti di New York si chiama Uniqlo, di cui abbiamo anche una recensione approfondita sul sito. Specialmente tutti coloro che ci conoscono sanno anche degli ottimi affari che si possono trovare nello store, soprattutto sotto Natale (quando tutti i membri della famiglia, compresi nonni e amici piu’ cari ricevono in regalo un maglione di cachemire uguale identico se non fosse per le varie gradazioni di colore, la cosa inizia a puzzare e non si puo’ piu’ tenere nascosta la magia dei maglioni a $39.99 da Uniqlo).
Ma i super saldi non sono il motivo principale per cui siamo dei fan del brand giapponese: in verita’ e’ l’innovazione dietro ai capi che ci fa varcare stagione dopo stagione la porta al 546 su Broadway. Ad esempio, oggi ci siamo per caso imbattuti nella HeatTech, ovvero tecnologia del riscaldamento, secondo la quale alcune maglie e calze in vendita nello store sono create con un apposito tessuto capace di produrre e trattenere calore a contatto con la pelle, oltre ad essere anche dotate di controllo odore e sudore – per evitare l’effetto ascella pezzata.
Ora, dato che a New York d’inverno si raggiungono i meno venti gradi, ho pensato che spendere $10 per una maglia dalla tecnologia portentosa sarebbe stato l’investimento piu’ intelligente di tutti i tempi. E la maglia in se’ e’ anche molto carina – stay warm, look good e’ infatti il motto di questa nuova generazione di indumenti, da Tokyo con amore.
Be’, staremo a vedere: vi terro’ aggiornati su come si rivelera’ essere il mio esperimento.


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Novembre 28, 2009 di inewyork
Approfittiamo di questo post per comunicarvi che abbiamo aperto un account flickr dove potete vedere le nostre migliori foto di New York. Il primo album riguarda la Parade organizzata da Macy’s per il giorno del ringraziamento.
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Novembre 28, 2009 di inewyork
Dopo la faticata culinaria di ieri (il tacchino era decisamente ottimo!), secondo la tradizione americana, oggi ci sarebbe toccata una giornata di shopping sfrenato. Negli Stati Uniti infatti, il venerdi dopo Thankgiving e’ chiamato Black Friday – il venerdi nero: tralasciando la storia dell’origine del nome, diciamo solo che oggi era il giorno dei grandi Saldi – quelli con la S maiuscola.
Nonostante cio’, siamo andati contro le tradizioni e, piu’ che shopping sfrenato, abbiamo fatto un giro preventivo e di perlustrazione da Macy’s, comprato un paio di regali, sopportato la ressa in entrata e in uscita e tornati a casa dopo circa tre ore, ovviamente allo stremo delle nostre forze.
In verita’ quella che pubblicizzano come la giornata dei grandi affari non e’ altro che il primo giorno di un lungo mese di saldi natalizi (si, qui i saldi precedono il Natale, incredibile ma vero!) e dunque non vale la pena dedicare tutta la giornata a gironzolare per negozi che fanno finta di avere sconti pazzeschi solo per oggi. Dopo due anni e due Black Fridays abbiamo imparato i trucchi del mestiere: conviene fare un tour nei vari store per farsi un’idea di cosa si voglia comprare, acquistare solo con il 3×2 e raccogliere il maggior numero di coupon con sconti prolungati per sentirsi liberi di tornare nel negozio in un momento piu’ tranquillo. L’unica categoria di articoli per cui vale la pena prendere tenda e stufetta elettrica e bivaccare fuori dallo store per essere i primi all’apertura (che di solito avviene attorno alle 5 del mattino), e’ quella dei gadget elettronici, che fortunatamente non rientravano nelle nostre liste d’acquisti quest’anno.
Compere o non compere, la cosa piu’ rassicurante e’ che, una volta tornati a casa dopo una giornata stremante, la cena e’ gia’ pronta: turkey sandwiches, con tacchino rigorosamente avanzato dall’abbuffata di ieri.


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Novembre 26, 2009 di inewyork
Mentre tutti i turisti sono ammassati su 6th avenue e davanti a Macy’s con le macchine fotografiche pronte per immortalare i palloni giganti della annuale parata di Thanksgiving, i veri newyorkesi – o presunti tali- sono in casa a cucinare il tacchino.
Si, perche’ il pranzo-cena del giorno del Ringraziamento e’ equiparabile alle nostre festivita’ natalizie, dove si cucina per tutta mattina, ci si mette con le gambe sotto al tavolo a meta’ pomeriggio e cosi’ si rimane per circa cinque ore consecutive.
I preparativi iniziano il giorno prima, quando ci si avventura a comprare IL tacchino per eccellenza: regola fondamentale e’ calcolare una libbra di tacchino a testa e controllare che il petto sia bello morbido.
Dopo ore e ore di palpaggio tacchini, abbiamo optato per uno di 20 libbre. Ah, sarete in 20 a cena, penserete voi. E invece no: saremo in sette, ma oltre alla regola “una libbra a testa”, da bravi italiani abbiamo seguito l’assioma importantissimo creato appositamente per gli europei che comprano cibo per una cena americana, il quale recita testualmente cosi’: “If you think it’s enough, buy more”- ovvero, se pensi che sia abbastanza, comprane di piu’. Anni e anni di esperienza ci hanno infatti insegnato che il termine “sazio” ha connotati molto diversi tra vecchio e nuovo continente.
Dunque, oltre ad un tacchino gigante, ci stiamo accingendo a cucinare, cosi’ come tradizione vuole, il ripeno (spinaci, funghi e salsiccia), pure’ di patate, fagiolini, crema di mirtilli, brownies e pumpkin pie.
Appena il tutto sara’ pronto, cioe’ tra sei ore, vi faremo sapere il verdetto!

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Novembre 24, 2009 di inewyork
Stamattina sono andata con l’intero ufficio a fare volontariato. In pratica, abbiamo donato il nostro tempo per impacchettare e inscatolare piu’ o meno 4.000 “cene” del Ringraziamento: abbiamo aiutato un’associazione chiamata www.feedingnyc.org a mettere tacchino, mais, succo di mela, patate, biscotti e tutto il necessario per permettere ad almeno meta’ delle 8.000 famiglie disagiate presenti in New York City di avere una cena decente durante il giorno in cui si dovrebbe appunto “rendere grazie”.
L’esperienza mi ha lasciato diciamo confusa e felice: fare volontariato rende allegri, e questa e’ una cosa che si sa. Fare per una volta un qualcosa che non e’ per noi stessi ma per le persone che sono in condizioni meno fortunate lascia una sensazione di leggerezza e pace d’animo che, sebbene non siano la causa per cui facciamo volontariato (be’, per alcuni lo e’), vale la pena provare almeno una volta nella vita.
Il “confusa” invece e’ riferito all’atmosfera che si respirava. C’erano un paio di cosine che…come dire…risultavano quasi fuori luogo.
- La prima cosa era che molta gente aveva manie di protagonismo, e quindi si metteva ad urlare ordini a desta e manca, creando solo piu’ confusione che altro. Ma si sa, siamo a New York, non ce lo dobbiamo scordare.
- In secondo luogo, alcune persone sembrava fossero li’ piu’ per l’attivita’ fisica in se’ (provate voi a sollevare 4.000 scatole con tacchino in meno di due ore!) che per il bene supremo — di conseguenza era possibile individuare chiaramente i personaggi tipo istruttori di palestra che incoraggiavano le persone, sudatissimi e un po’ invasati.
- In ultimo, eravamo eccessivamente in troppi. Lo so che in queste occasioni funziona il “in piu’ si e’ meglio e’”, ma stamattina, con 150 persone a fare la catena umana per passare le scatole, mi e’ capitato di pensare che se fossimo stati in di meno saremmo stati piu’ efficienti.
In ogni caso, 4.000 famiglie stanno in questo momento cucinando un tacchino che non si sarebbero potuti mai permettere — e in piccolissima parte e’ anche un po’ grazie a me e ai miei colleghi. E questo basta per essere grati.


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