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Se capitate a New York in giornate d’inverno e di neve, non abbattetevi perché anche in queste condizioni metereologiche avverse, la città è sempre a vostra disposizione. Come diciamo spesso, a New York c’e’ sempre qualcosa di unico da fare!
Vestitevi pesanti e recatevi in uno degli innumerevoli parchi della city dove il “Parks and Recreation Department” vi fornirà slitte per divertirvi lungo lievi pendii. Inoltre nei momenti di pausa, gli zelanti addetti del parco saranno a vostra disposizione per offrirvi cioccolate calde e aneddoti sul parco!
Questa iniziativa non prevede limiti d’età,quindi cosa fate ancora lì seduti?? Andate a slittare e tirate fuori il bimbo che è in voi!!
Per l’elenco completo di tutti i parchi che offrono questo servizio cliccate qui.
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E’ arrivata, silenziosa, alle prime ore dell’alba, quando tutti gia’ pensavano di essere salvi. Vento, neve, temperature subpolari. Impossibile camminare sui marciapiedi oramai ricoperti da una coltre di neve ghiacciata. Ruspe, spargisale, gatti delle nevi sono al lavoro dalle prime ore dell’alba per mantenere la viabilita’ nella norma sulle arterie principali della citta’, invani. L’avevano prevista questa tempesta, hanno sbagliato di poche ore ma e’ inesorabilmente arrivata. Ancora a letto rimiriamo lo spettacolo dalla finestra meditando di chiedere un giorno off per cause atmosferiche avverse.. Se non fosse che lavoro davanti a dove abito… Che ingiustizia pensare a tutti i pendolari del New Jersey che stamane rimarranno a letto mentre io dovro’ affrontare ben 30 secondi di freddo e gelo e neve! Odio fare il pendolare in inverno!!!!
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E’ mezzanotte e tutto va bene! Della neve nemmeno l’ombra!!
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Adesso capiamo da dove prendono spunto tutti i film americani tipo Armageddon, The day after tomorrow o Indipendence Day: questo popolo e’ un pochino invasato. Invasato nel senso che per domani e’ previsto l’arrivo di una tempesta di neve di quelle da spazzare via la citta’ e noi oggi ci siamo sentiti un po’ nel bel mezzo della scena cruciale di un film hollywoodiano in cui i protagonisti stanno in casa, un po’ spaventati e atterriti, ad aspettare che arrivino gli alieni.
Perche’ diciamo questo? Semplice — oggi, nell’ordine, ci sono successi i seguenti episodi:
- Ci hanno cancellato un meeting di lavoro per domani, causa neve.
- Ci sono arrivate tre email dai nostri datori di lavoro dicendo che gli uffici saranno aperti, ma di prepararsi, perche’ ci saranno molti disagi, causa neve.
- Ci hanno chiamato per annullare una lezione che avevamo in programma domani sera, causa neve.
- Ci hanno erroneamente chiamato quelli della American Airlines dicendo che il nostro volo New York-Miami (se’, magari!!) e’ stato cancellato, causa neve.
- Siamo andati a fare la spesa e la coda per pagare arrivava fino alla porta di ingresso del supermercato, e gli scaffali erano quasi tutti vuoti. L’argomentazione dei commessi per il delirio era: “Tutti si stanno preparando, domani sara’ impossibile procacciarsi del cibo, causa neve”.
Per ora, 22.30 ora locale, della neve neanche l’ombra. Che abbiano esagerato come sempre? Che debba davvero scendere il secondo diluvio universale in forma solida? Sta di fatto che siamo qui, in casa, attendendo che qualsiasi cosa che deve arrivare arrivi. Vi terremo aggiornati
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Come ormai avrete capito, per equilibrare la mia dieta — e per non cadere addormentata faccia piatta sulla tastiera a meta’ pomeriggio — cerco di mantenere il mio pranzo il piu’ leggero possibile. E cosi’ mi trovo spesso a mangiare montagne di insalatone.
Per fortuna, a New York c’e’ parecchia scelta anche per insalate — ad esempio c’e’ una catena che si specializza proprio in quello e che si chiama Guy and Gallard. Cosi’ oggi durante la pausa pranzo sono andata giusto dietro l’angolo a prendermi un pasto semi fai-da-te. Dico semi fai-da-te perche’, a differenza dei salad bar di Wholefoods, da Guy and Gallard quello che si fa e’ indicare con un dito quello che vorremmo avere nella nostra insalata all’omino addetto alla creazione insalate.
Di solito prendo una Small Romaine (che il dizionario mi dice essere lattuga romana), con dentro piu’ o meno di tutto (tonno o pollo, carciofini, mais, pomodori, ceci, uova, e chi piu’ ne ha piu’ ne metta), per una cifra che si aggira tra i $5 e i $9: il prezzo dipende da quanti ingredienti si vogliono aggiungere. Nel prezzo e’ anche incluso un panino, che pero’ dovete specificatamente chiedere alla cassa (non ho ancora capito se fanno i furbi, si dimenticano o se non tutti lo vogliono ed e’ quindi a richiesta…)
Gli ingredienti sono freschi e l’insalatona riempie parecchio — l’ideale per un pranzo estivo all’aperto, soprattutto se andate in quello dove sono andata io oggi: davanti a Penn Station e Madison Square Garden, dove abbondano muretti su cui sedersi, e di fianco al FIT (Fashion Institute of Technology), una scuola di fashion design, dove e’ possibile accamparsi fuori al sole, in mezzo agli studenti (per un’esperienza alla Beverly Hills 90210!)
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A volte ce lo si dimentica, ma viviamo su un’isola, e pertanto viviamo in una città di mare. A parte il porto, il ponte di Brooklyn e i tunnel per entrare e uscire dalla città (tutte cose che non vediamo molto spesso), a ricordarci la nostra posizione geografica ci sono sempre l’odore di pesce vicino all’East River d’estate e…i gabbiani d’inverno.
Ieri per esempio, stavo passeggiando lungo la 1st Avenue e mi sono ritrovata davanti ad uno Shelter (ovvero quei luoghi che accolgono i senzatetto d’inverno e gli garantiscono un posto per dormire e un pasto caldo). Davanti all’ingresso principale dei volontari stavano sbaraccando i tavoli che avevano preparato per servire i pasti caldi: l’intera operazione era attentamente tenuta sotto controllo da uno stormo di gabbiani (enormi, tralaltro) alla ricerca di qualche tozzo di pane avanzato.
Appena una ragazza ha gettato delle briciole per strada, l’intero gruppo è piombato su di lei, lottando per il cibo.
L’intera scena sembrava essere uscita da un film del terrore (l’edificio alle spalle è un noto ospedale psichiatrico su 1st Avenue, un pò fatiscente, con tanto di cancello con catenaccio ed edera e rovi sui muri) — ma ritornata in me, l’unica frase che mi è saltata in mente è stata: “Ah, già è vero che vivo in una città di mare, con tutti questi grattacieli a volte me lo scordo”.
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Ieri sera siamo stati invitati a cena da un nostro amico italiano in trasferta lavorativa a New York per un mese. Amante della Lunigiana e delle sue prelibatezze ci aveva promesso una cena a base di testaroli al pesto di provenienza italiana. Dopo cena, per coronare quello che e’ stato un vero e proprio trionfo per le nostre papille gustative, decidiamo, da bravi italiani, di fare il caffe’. Dunque dopo un piatto di testaroli al pesto, cinque fette di bresaola a testa, innumerevoli assaggi di tris di formaggi, mille milioni di olive verdi, due brownie a testa, una bottiglia di vino rosso e una bottiglia di passito di Pantelleria, ci siamo cimentati nell’arte italiana per eccellenza: preparare la moka. Mentre aspettavamo pazienti che il caffe’ salisse, parlando di quanto l’appartamento fosse super lusso, di quanto fosse bello, pulito, grande, e soprattutto con una vista stratosferica — diociottesimo piano esattamente davanti all’Empire State Building — all’improvviso la moka ha deciso di esplodere e creare un Picasso sul muro (ovviamente bianco) dell’anticamera — si, anticamera (e se e’ arrivato fino all’anticamera, immaginate com’era la cucina!). La nostra serata e’ quindi terminata con, nell’ordine: espressione di incredulita’, risata corale per l’assurdita’ della situazione, spugne e stracci in mano per cercare di far andar via l’effetto maculato dal muro, il tutto mentre ridevamo come matti, altro caffe’ (questa volta nella tazza), e dubbio amletico su se andare a comprare un po’ di vernice nel mitico negozio di ferramenta aperto 24 ore su 24 sulla 3rd Avenue e 29esima, riverniciare il muro e far finta di niente. Insomma, morale della favola: NON COMPRATE le Moke fatte nel New Jersey — la guarnizione non e’ salda e il filtro potrebbe accidentalmente cadere fuori. Se volete un buon caffe’ all’italiana, portatevi la moka da casa. O non bevete una bottiglia di passito di Pantelleria prima di caricarla.
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Vi ricorderete il nostro appello disperato di qualche giorno fa riguardante la pizzeria che cercava un cassiere…be’, non sappiamo cosa sia successo, ma passandoci davanti ieri sera abbiamo notato che dopo piu’ di 895 giorni, 13 ore, 18 minuti e una manciata di secondi, il cartello era sparito!
Siamo rimasti a bocca aperta e con il dito puntato verso la vetrina per circa cinque minuti — ci siamo ripresi dallo shock, ma ancora non ci spieghiamo come sia stato possibile!
In ogni caso, chiunque sia stato, qualsiasi cosa sia stata fatta, GRAZIE!
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(Commento del lettore tipo dopo aver letto il titolo: “Ma che cavolo di rubrica e’ se dite che ci presentate angoli nascosti della City e poi ci ritroviamo un post sul MoMA?”)
E invece, cari lettori, anche questo post, come tutti gli altri, ha un senso (almeno, per noi, vi assicuriamo, ce l’ha!
) Nonostante il MoMA non sia esattamente l’angolo piu’ nascosto della City infatti, ci sono alcune piccolezze che potrebbero sfuggire all’occhio poco attento: se siete gia’ stati a New York, saprete esattamente quali quadri e sculture sono esposte in questo museo di fama internazionale. Il fatto e’ che anche se nella City non ci siete stati affatto sapete elencare almeno un paio di opere famose qui presenti. Non staremo qui a discutere la differenza di esperienza tra il vedere un quadro o un’opera dal vivo o leggere la sua descrizione su un libro di storia dell’arte — ci vogliamo invece soffermare su quel piccolo particolare di cui parlavamo prima: le persone.
Si, perche’ magari non l’avrete notato, ma il MoMA e’ una delle palestre piu’ eclatanti ed eccitanti per un sociologo o un fotografo, o semplicemente per chi ama osservare cio’ che gli sta attorno. E se ci andate di venerdi sera, quando l’entrata e’ gratuita, la fauna attorno a voi sara’ molto “newyorkese”. Per la maggior parte soli, ma a volte anche accompagnati, gli avventori del venerdi sera passano dall’essere tre signore anziane vestite da serata di gala nel mezzo di un’uscita sole donne, alla coppia lui super colto e lei con l’espressione da “E questo lui lo considera un primo appuntamento galante??”, dal papa’ che spiega l’arte alla figlia, alla ragazza in solitario che medita di fronte a pitture astratte, dalla soddisfazione di comprendere l’ispirazione dell’artista grazie ad una guida, al mezzo sorriso di chi si mette in posa plastica per la foto di rito.
Se e’ vero che viaggiare non significa vedere nuovi posti, ma avere nuovi occhi, be’ non ci resta che invitarvi a varcare la soglia del MoMA con uno spirito curioso che vada ben oltre l’apprezzamento dell’arte, fino a conoscere la vera essenza della Big Apple: chi vi ci abita.
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